Ci svegliamo a St. George che fa stranamente caldo. Si sta tranquillamente in felpa.

Miracolo. Dopo giorni (e notti) fredde, le nostre ossa finalmente possono assaporare un pò di tepore.

Macchina uno oggi è Challenger. E la strada è tanta, dobbiamo entrare in Nevada e raggiungere Tonopah, una cittadina mineraria sopra la valle della morte.

In mezzo c’è però qualcosa di estremamente attrattivo per noi nerd… l’area 51.
È nella nostra indole doverci avvicinare il più possibile.

Facciamo un pò di strada fino a Mesquite, Challenger propone di fermarsi un’oretta per fare pieno cibo in vista della lunga traversata. Nel frattempo c’è un museo dei pionieri da visitare e un giretto al Walmart.

Qualcuno prova a noleggiare dei quad… ma ci va male. Vogliono troppo tempo e troppi soldi.
Rinunciamo con rammarico… ci spostiamo dall’altra parte del paese e troviamo per caso uno show di macchine d’epoca in allestimento.
Wow.

Ci facciamo accendere una Ford Pantera De Tomaso arancione da un vecchietto che probabilmente ha più anni di noi messi assieme. Brividi.

Raggiungiamo il gruppo e ripartiamo verso nord. Maciniamo chilometri su chilometri, cantiamo, ci facciamo gli indovinelli logici più bastardi del mondo, ci raccontiamo le nostre vite. È sempre bello conoscere la storia di chi ognuno di noi era prima di BigRock. C’è da sorprendersi come ognuno di noi abbia un trascorso assurdo e come ogni passo che abbiamo fatto nella nostra vita ci abbia portati qui, adesso, in mezzo al nulla, a condividere l’avventura di una vita.

Prendiamo la extraterrestrial highway e ci fermiamo all’area 51 store, un capannone pieno di qualsiasi articolo nerd sullo spazio. Compriamo calamite colorate, magliette improbabili di x files, cappellini e occhiali da alieno.
Fuori dal negozio facciamo un nuovo TikTok, ballando di fronte ai finti cartelli di divieto di accesso….

Ma non siamo soddisfatti. Vogliamo andare a vedere quelli veri.
Così ci spostiamo verso Rachel e imbocchiamo una strada anonima, che sparisce in fondo alle montagne. Mandiamo in avanscoperta solo metà delle auto, dopo che la vecchietta al negozio ci aveva consigliato da buona nonna di non rischiare un multone dai militari.

Così, mentre chi rimane all’imbocco della strada simulando la Naruto Run (una corsa a braccia indietro con la convinzione di essere talmente veloci da evitare i proiettili), il convoglio sacrificale la percorre tutta, arrivando al famoso cancello.
Non si scherza. Come nella leggenda, ci sono sul serio i mercenari sulle colline accanto che ci osservano, pronti a terminarci appena varchiamo il cancello. Ce la facciamo sotto a mille, giriamo i tacchi e scappiamo.

Abbiamo visto l’entrata dell’Area 51. Sarà una cosa che potremo raccontare ai nipoti nei secoli dei secoli.

Arriviamo a Rachel: un conglomerato di roulottes e prefabbricati messi male attorno ad un baretto super indigeno con dischi volanti kitsch.
Entriamo e troviamo tutto lo staff del bar e del ristorante tirare giù dal soffitto centinaia di banconote, tutte firmate e lasciate da più di 10 anni di visitatori.

“Abbiamo deciso che nel 2020 dobbiamo ricominciare il giro e donare tutte queste banconote all’ospedale pediatrico.”

Tratteniamo a stento le lacrime mentre ce lo raccontano. Firmiamo e appendiamo anche noi la nostra banconota.
Passiamo un’oretta a bere, chiacchierare, giocare a carte come i veri indigeni e scambiare parole con lo staff del bar.

Ci salutano agitando le braccia, mentre con la nostra carovana lasciamo Rachel verso il nulla buio.
E siamo nel buio. Nel buio più buio di più buio non c’è.
C’è il terreno nero, che si confonde col cielo cosparso di miliardi di stelle, e noi, 11 fari che sfrecciano dritti.

Arriviamo a Tonopah verso le otto. Prima di sistemarci in albergo, tappa obbligatoria al famoso Clown Motel: la cosa più creepy mai vista nella nostra vita.

Cena mediocre nel ristorante birreria di fronte all’albergo e poi tutti in hall, per prenotare le camere di Las Vegas.

Sentiamo che il nostro viaggio sta per volgere alla fine.
I prossimi giorni saranno infinitamente importanti. Ci godremo ogni secondo.