Nevica. Tanto.
Ci svegliamo di primissimo mattino, fuori è tutto bianco. Strade, auto… Tutto fermo in una bolla di silenzio, mentre la magia sottoforma di fiocchi ghiacciati scende cinque centimetri al secondo.

Oggi dobbiamo arrivare a Moab. Punto. Non ci sono deviazioni, non ci sono imprevisti.
È pura, autentica e drittissima strada.

Se non fosse per la tormenta di neve.

Uscire a preparare le auto sotto questa magia è uno spettacolo. C’è chi non ha mai visto così tanto bianco in vita sua.

La prima tappa della nostra traversata verso sud è una piccola casetta, appena fuori Salt Lake City. Una famiglia parecchio geniale ha deciso di trasformare la propria dimora nella casa del signor Fredricksen in UP, il film d’animazione Pixar.

Lo vedi subito chi ha amato quel film alla follia, perché erano i primi che si sono fiondati a fare trilioni di foto.

Il viaggio prosegue e la tormenta arriva anche su di noi, inesorabile, imbiancando strade, montagne, facendoci scomparire uno dall’altro in una nuvola ovattata. Corriamo piano, in fila, tenendoci in contatto radio per non perderci.

Superiamo la tormenta che è ormai ora di pranzo.
Prendiamo d’assalto un Pizza Hut. Le vecchiette che lo gestiscono sono impallidite quando ci hanno visto entrare e ci confessano non avere abbastanza panetti per tutti, che di solito la domenica viene si e no il prete e magari i soliti due clienti fissi solamente per provarci con loro.

Assaggiamo la malefica pizza con l’ananas, ripudiando qualsiasi orgoglio italiano e scoprendo che in fondo non è affatto così disgustosa.

Ripartiamo con la pancia veramente piena. Non manca molto a Moab.
Inganniamo l’ultima ora di viaggio chiacchierando, giocando a giochi da viaggio, indovinando parole o storie creepy.

In meno di dieci minuti, la tempesta che ci aveva perseguitato fin dal mattino improvvisamente si ritira, lasciando spazio a nuvoloni giganteschi e un paesaggio da togliere il fiato.

Attorno a noi sono comparse delle enormi “mesa”, i tipici altopiani in roccia rossa dello Utah, quelli su cui una volta si appostavano gli indiani per fare le imboscate alle carovane.

Ci fermiamo a goderci il panorama imbiancato dalla neve e scaldato dalla luce del sole al tramonto. Il termometro segna meno 6. Non ce ne rendiamo conto se non dopo qualche minuto in cui le mani fanno fatica a muoversi. Facciamo milioni di foto, ci tiriamo le palle di neve.
La fatica e l’impegno di superare la tempesta ci ha portato a questo posto da sogno.

Arriviamo a Moab con ancora gli ultimi sprazzi di luce. Abbiamo fatto un sacco di strada oggi.
Ma conoscendoci in macchina, le ore non sembrano più così pesanti.

Ora è tempo di piscina e di una bella mangiata ad un’ora decente.
Domani finalmente scopriremo la terra dei Canyon!