Sveglia prestissimo a Grand Junction. Il termometro segna -8. Colazione velocissima e riunione tattica.

Abbiamo due obiettivi per la giornata: arrivare a Salt Lake City sparandoci le tante ore di macchina che avremmo dovuto fare ieri (per andare a vedere la famosa partita di NBA) ma soprattutto recuperare la povera Niagara, rimasta senza benzina nel mezzo del Colorado National Monument.

Così decidiamo di dividerci in due gruppi. Non ha senso rientrare nel parco tutti insieme e rischiare altre auto.
Da qui parte la storia divisa del Rescue Team e dell’NBA Team.

NBA Team

Salt Lake City è a più di 5 ore di macchina. Un’eternità. Ed è da pazzi volersela fare tutta d’un fiato, soprattutto con il paesaggio magnifico che abbiamo attorno.

Prendiamo la 70 in direzione ovest, ma dopo pochi chilometri decidiamo già di fare una deviazione… un’ora e venti in più da aggiungere al tragitto, tanto ormai chilometri per chilometri…

Ma l’intuizione è stata giusta, e ci ha premiato subito dopo una decina di minuti, aprendoci un panorama mozzafiato. Risaliamo un monte pieno di neve, con il sole che staglia sul cielo terso come poche volte abbiamo visto nella nostra vita.

Arriviamo in cima al monte in una vera bufera. Vento gelido che tira orizzontale ci sposta fisicamente. Dobbiamo piantare i piedi da quanto forte è.
Pure il termometro segna qualcosa di incredibile. MENO DODICI.
Ma non li sentiamo, siamo talmente euforici di questo momento che urliamo, ridiamo, ci tiriamo palle di neve come se fosse la prima volta.

Ed in fondo, è la prima volta. Siamo sulle pendici di una montagna, con il mondo ghiacciato ai nostri piedi. Dall’altra parte del mondo.
Siamo insieme, stiamo facendo un’avventura che ci segnerà per sempre… che spettacolo.

Abbiamo ridisceso la valle su strade ghiacciatissime. Abbiamo passato addirittura una cittadina chiamata Napoli (che nulla aveva a che vedere con la nostra), ma faceva un sacco figo poterci passare.

Ci fermiamo a mangiare qualche chilometro dopo le nostre prime pizze americano e ripartiamo subito. La strada per Salt Lake è ancora lunghissima. Passiamo accanto a laghi ghiacciati, paesini sperduti, piane infinite ricoperte di neve.

Arriviamo a Salt Lake City nel tardo pomeriggio, non senza l’ultimo brivido per Nebula che si ferma all’improvviso in mezzo all’autostrada… qualcuno non aveva digerito il Taco Bell.

La serata a Salt Lake passa tranquilla. Chi gira per il centro, chi si butta in piscina… Chi, ovviamente va a vedersi l’NBA.

Uno spettacolo incredibile.

Team Rescue

Giriamo due wallmart prima di riuscire a trovare delle taniche di benzina. Remori di ieri, ci riempiamo di qualsiasi dolcetto o patatina da mangiare. Non vogliamo rimanere di nuovo in mezzo al nulla pieni di fame. Riempiamo le taniche al primo distributore e partiamo.

Il percorso per il Colorado National Monument lo conosciamo ormai a memoria. Ripassiamo per i tornanti in mezzo alla roccia rossa finendo in mezzo e poi sopra le nuvole. Uno spettacolo maestoso ci accoglie. Un cielo terso come non mai, il sole che illumina le montagne intorno a noi piene di neve e con un manto di nuvole che copre le valli. È meraviglioso.

All’entrata del parco, a differenza di ieri, questa volta c’è una ranger paffutella che, oltre a farci pagare questa volta l’entrata al parco, ci riempie di simpatiche domande: chi siamo, dove andiamo, se sapevamo già la strada…. ovviamente non ci sembrava il caso di raccontarle che c’eravamo già stati ieri al parco (non pagando il biglietto) in 11 gipponi, che abbiamo fatto un casino di strada e abbiamo dovuto abbandonare una macchina in mezzo al nulla vicino al fiume… così le raccontiamo la balla che abbiamo perso uno zaino, e stiamo andando a recuperarlo.

…. non sembra molto convinta. Ma non abbiamo tempo per spiegarle la nostra vita così ripartiamo a cannone verso il nulla.

Se ieri il paesaggio era maestoso con qualche nuvola, ora è veramente da lacrime. Ripercorriamo la strada di neve, saltiamo i bivi senza dubbi, ridiscendiamo le discese fangose fino ad arrivare nella conca del fiume.

Ed eccola lì, Niagara. Tutta intera.

Siamo euforici. Lanciamo il drone in aria per vedere come sarebbe stata la strada dopo il guado impossibile. Era fatta, mancavano veramente poche centinaia di metri per ricongiungerci alla strada principale. Mannaggia quante maledizioni.

Riempiamo il serbatoio di Niagara di benzina e, visto che non ci corre dietro nessuno, decidiamo di pranzare prima di partire, con panini fatti al volo e patatine. Visto dove siamo, cosa stiamo facendo, nel sole e nel freddo, due semplici fette di pane con tacchino e formaggio diventano la cosa più buona mai mangiata sulla terra.

Ri-battezziamo Niagara. Da oggi in poi sarà “ZAINO”. Non poteva esserci un nome più azzeccato.

Il rescue team e Zaino ripartono così per Grand Junction. Rifacciamo per la quarta volta la strada, le discese fangose che diventano salite fangose, i tornanti, la neve… passiamo a velocità supersonica di fronte al gabbiotto della ranger ridendo alla morte pensando alla sua faccia nel vedere non due ma tre macchine.

La missione di recupero dello Zaino è compiuta. Ora ci attendono solamente sei ore di macchina per raggiungere gli altri a Salt Lake.

Le facciamo immersi in un paesaggio ghiacciato meraviglioso, che si colora di rosso al tramonto per dar poi spazio ad una luna piena gigante dietro di noi.

Arriviamo in città alle undici della sera. Finiti come calzini ma contenti dell’impresa.

Domani è un altro giorno, e ci siamo di nuovo tutti.

Con uno zaino in più.