Cinque ore di attesa in un aeroporto sono lunghe. Infinite.

Se poi sono cinque ore forzate, controvoglia, con la paura di ricevere da un momento all’altro la nefasta notizia che il volo è cancellato e di dover perdere un giorno d’America…

Si, il morale non è affatto alle stelle per questa partenza brillante.

Facciamo di tutto nel terminal 1 dell’aeroporto di Francoforte. Mangiamo (ripetutamente) da McDonalds, chiacchieriamo, dormiamo, giochiamo nell’angolo xbox (finalmente una cosa giusta la fanno i tedeschi).

Dalla noia e dalla pazzia decidiamo addirittura di aprire il nostro canale TikTok per registrare i primi video idioti (seguiteci anche lì, @bigrockschool).

Sta di fatto che alla fine le otto e mezza di sera arrivano. E fuori dal gate compare un aereo nuovo. Non sappiamo da dove l’abbiano tirato fuori. Forse non vogliamo neanche chiedercelo. L’importante è arrivare in America. L’importante è salvarsi.

Quindi, con una sensazione di “già visto questo momento”, ci imbarchiamo, ci sediamo ai nostri posti di prima, ci accendiamo i film, salutiamo le hostess che ci portano il drink di benvenuto… sembra tutto come stamattina.

E, come stamattina, l’aereo non parte.

Passano 10, 15, 20 minuti. Facciamo in tempo a finire un film e ricominciarne un altro. Dopo un’ora finalmente sentiamo il bestione muoversi.

Partiamo! Vedere da dentro settecentomilamilioni di chili di un 747 librarsi in volo è qualcosa di paranormale. Non riesci ad immaginarti come un’astronave del genere possa andare in aria. Forse però non vogliamo chiedercelo. L’importante è arrivare in America e salvarsi.

Ci sorbiamo queste infinite 12 ore di volo. Guardiamo film. Mangiamo delle lasagne che erano tutto tranne che lasagne.

Cerchiamo di dormire. Si, cerchiamo. Perché evidentemente l’aereo manda un segnale acustico impercettibile che fa impazzire qualsiasi neonato e lo fa urlare per 12 ore consecutive.

Sta di fatto che, in qualche modo, in America ci arriviamo.
L’aeroporto di Denver ci accoglie alle 23:30 locali. Siamo stanchi, puzzolenti, alcuni morenti dopo aver assaggiato il panino ripieno di peperone datoci per “colazione” in aereo.

Non siamo ancora salvi, però. Mancano ancora le macchine.

Ci dispiace anche vedere le facce delle due povere vittime di Thrifty, quando in 50 chiassosi abbiamo occupato selvaggiamente il loro ufficio. Speravano loro di fare una serata tranquilla…

Però si dimostrano professionali. In cinque minuti i primi due contratti sono finiti. Ma soprattutto, e questo li elegge a infinitamente i nostri idoli, sul contratto ci scrivono la categoria dell’auto e ci mandano in parcheggio a scegliere quelle che vogliamo.

Usciamo e si presentano davanti a noi uno stormo di auto della CIA. Suburban enormi, navi spaziali. Siamo commossi. Forse stavolta veramente siamo salvi.

Come sempre però dobbiamo imparare a tenere le boccacce chiuse, mannaggia.

Cominciano a saltare carte di credito, bande magnetiche che non funzionano, guidatori under 21 non accettati, macchine mancanti o non pulite…

Il quarto d’ora e tutti a nanna che avevamo tanto sperato si trasforma in tre ore.
Ma ce la facciamo. Alla fine abbiamo la nostra carovana di super gipponi dell’FBI.

11 auto. Record. È imbarazzante come non riusciamo fisicamente a starci tra un semaforo ed un altro. Ma in qualche modo faremo.

Arriviamo in albergo che sono le 4 del mattino.
Abbiamo una manciata di ore di sonno per poi cominciare sul serio il nostro cammino. I lettoni dell’albergo sembrano nuvole. Ma potevano anche metterci su panche di legno, avremmo dormito comunque.

L’importante era salvarsi.
Domani comincia ufficialmente il BigTour!