Resuscitiamo alle 11 del mattino a Vegas. Sono state due notti veramente intense. Non volevamo perderci nemmeno un secondo di questa città dai mille volti.

Una città che riesce ad inebriarti e cambiarti l’anima. Che sceglie quando e come renderti la vita difficile in un secondo ed estremamente leggera il secondo successivo.

Lasciamo l’Aria da veri italiani, ovvero trovando le scuse più disoneste per non pagare il parcheggio.

E subito ci troviamo nella strip di Vegas in pieno quattro luglio, la festa dell’indipendenza americana.

Ci allontaniamo dal centro in direzione Parhump. Non è tanto distante, un’oretta di macchina. Abbiamo voluto apposta prenotare vicino, sapendo che non saremmo stati in condizione di sopportare un viaggio lungo.

Arriviamo a Parhump nel primo pomeriggio. Le hostess dell’albergo ci consigliano di andare a vedere i fuochi in centro. Così ci spariamo in camera a recuperare ore di sonno preziose e ci troviamo alle otto in parcheggio.

Tempo cinque minuti in macchina e parcheggiamo accanto al parco principale della città.

Parhump non è un grandissimo paese. La strada che lo attraversa avrà abitazioni attorno per non più di un chilometro.

Eppure al parco ci sono tutti. Tutti. Centinaia di persone, famiglie, tutti con la loro seggiolina pieghevole o le coperte per sedersi per terra, tutti in tenuta rosso bianco blu, che parlano tra di loro, ridono, festeggiano una delle ricorrenze più importanti.

Festeggiano l’essere americani.

È quasi commovente per noi poter stendere i nostri asciugamani per terra e sederci accanto a tutta questa gente felice, ci sentiamo dei veri e propri indigeni.

Le luci del parco si spengono, cominciano i fuochi.

Per venti minuti veniamo ammaliati da questo spettacolo pirotecnico con sotto alcune delle canzoni più patriottiche possibili. 

Ci guardiamo attorno, la gente piange. È un momento bellissimo e genuino. 

Sarebbe da fermarsi a pensare al perché noi in Italia non abbiamo niente del genere. Consumati dalle polemiche quotidiane, da scelte che molte volte non ci rappresentano. Certo, gli americani non sono di sicuro i santi in terra, ma guardandoci attorno e percependo la sincera voglia di festeggiare in comunità il voler bene alla propria patria, un pò di invidia tutto questo ci lascia.

Ma gli americani sono americani in fondo. Gli piace esagerare. E gli ultimi cinque minuti di fuochi artificiali ne sono stati la prova definitiva.

Il Nevada intero si è illuminato. Siamo rimasti scioccati e felici.

Abbiamo passato un quattro luglio da indigeni, in una città dimenticata nel deserto.

E non potevamo passarlo meglio.