Ormai raccontare di come il destino ci giochi brutti scherzi è diventato una cosa normale e noiosa.

Abbiamo imparato da questi giorni che la sfortuna è e sarà sempre una componente indispensabile di questo viaggio. Quell’imprevisto che ci spinge al di fuori della comfort zone e che può trasformarsi solo in una bella storia da raccontare alla fine.

L’imprevisto di questa giornata è cominciato ieri sera, quando la bellissima e avventurosa idea di svegliarsi all’alba viene rovinata da un temporale.

A luglio. A Moab. Dove pioverà si e no tre volte l’anno.

Le previsioni per la notte non ci aiutano, così decidiamo di dormire qualche ora in più e non rovinarci la giornata con un’alba sporcata dalle troppe nuvole.

Ci troviamo al mattino e ci incamminiamo verso il Corona Arch. Ci vuole più o meno una mezz’ora di cammino buono per arrivarci sotto. Mezz’ora sotto il sole, che già alle 9 del mattino picchia sul collo come se avessimo una stufetta scaldabagno legata sopra lo zaino.

Il percorso è abbastanza semplice, meno qualche punto dove è necessario tenersi sulle corde d’acciaio per salire.

Ci sentiamo molto Dora l’esploratrice… o Indiana Jones per i maschietti.

Camminare sotto il sole dello Utah è molto provante. Le riserve d’acqua ci finiscono in fretta, ma quando finalmente arrivi e ti siedi sotto l’ombra dell’arco, è una sensazione di vittoria e soddisfazione.

Esploriamo tutto l’esplorabile attorno all’arco, compreso un buco enorme che da sulla vallata di roccia con le rotaie per i treni dei minatori che la fendono al centro.

Sfruttiamo un momento di nuvolo per ridiscendere la valle e tornare alle macchine. Aria condizionata a palla e via a pranzo.

Ci fermiamo al Wendy’s per reintegrare le calorie perse con il famoso BACONATOR.

Un nome, una leggenda.

Ci prendiamo un pò di tempo per goderci il fresco del fastfood per prenotare le visite di domani, ma soprattutto prenotiamo Vegas. Ora abbiamo delle super mega suites della madonna che ci aspettano nella città che non dorme mai.

Pipì preventiva e via in macchina. Abbiamo un sacco di strada da fare.

Tra canzoni, chiacchiere, balli e musica tamarra, il tempo passa in fretta. 

Arriviamo così ai piedi della Monument Valley, uno dei posti più filmati nella storia del cinema western e non solo.

Facciamo un sacco di foto alla strada e recitiamo l’epica scena di Forrest Gump che corre, si ferma e riparte nell’altro verso.

Superare la Moument Valley, con le nuvole, la pioggia e il sole, la musica giusta, è un momento quasi catartico.

Guidiamo verso il tramonto.

Non c’è nulla attorno a noi, per centinaia di chilometri. Sembra una scena da film.

Da cowboy solitari che galoppano al vento, andando in direzione del sole.

Arriviamo a Page all’ora di cena. Per sperimentare uno dei ristoranti più tipici della zona, ricavato da una vecchia pompa di benzina, che fa carne al barbecue e musica country.

Non poteva finire in modo migliore questa giornata.

DCIM100GOPROGOPR0332.JPG
DCIM100GOPROGOPR0332.JPG