Sveglia prestissimo. Abbiamo molte miglia da macinare oggi. L’obiettivo è attraversare lo Utah in direzione sud est verso Moab.

Moab è un paese turistico in mezzo a due dei mighty five, i cinque parchi più importanti dello stato.

Ma prima, adesivi! Attacchiamo i nomi alle macchine, in modo tale da contraddistinguerle nel traffico e riuscire a fare dei check radio mirati. Siamo Enterprise, Freedom, Prometheus, Discovery, Challenger e Akira. La flotta stellare di Star Trek.

Cominciamo la traversata, usciamo di nuovo dalla città per immergerci nella natura. Ma se ieri siamo stati circondati da deserto e sale, oggi solamente dopo poche miglia ci ritroviamo in un bosco. 

Come cambiano velocemente i paesaggi nello Utah è una cosa che ancora non riusciamo a spiegarci. E ci polverizza il cervello sapere che Salt Lake, il lago di Bonneville, le strade dove siamo noi ora fanno parte di un enorme altopiano a 1400 metri di altezza.

Facciamo un paio di pause durante il tragitto. Discovery, la macchina uno di oggi, ha la vescica debole e ogni due per tre c’è un’emergenza pipì.

Arriviamo a Moab che sono le due del pomeriggio.

Ci sono 38 gradi. Il sole picchia come non mai in questa cittadina rinchiusa in una conca fatta di rocce rosse.

Abbiamo deciso di seguire una della tradizioni del BigTour quando capitiamo a Moab. Lo abbiamo chiamato “il panino perfetto”.

Per cui ci buttiamo dentro al supermercato del paese e prendiamo l’occorrente per farci sandwich a caso. Prendiamo chili su chili di affettati, formaggi, verdurine perché in fondo ci sentiamo in colpa a mangiare schifo sempre e biscotti al cioccolato per reprimere subito questi sensi di colpa.

Risaliamo in macchina ed entriamo a Canyonlands. 

Beh di fatto non entriamo propriamente a Canyonlands. Prima del confine del parco, sulla sinistra, c’è una piccola stradina sterrata. La prendiamo e veniamo immediatamente proiettati in un film che può tranquillamente definirsi un misto tra The Martian e Indiana Jones. Guidiamo sul bordo di un precipizio enorme, che si affaccia su una delle viste più belle che abbiamo mai guardato. Una distesa infinita di canyon rossi, illuminati dal sole e dalle nuvole, con dietro montagne rocciose alte, rese blu dalla foschia.

Un quadro incredibile, che ci riempie gli occhi di lacrime.

Ci fermiamo in uno spiazzo particolare, con una roccia piatta su cui devi saltare e mettere le gambe a penzoloni.

Eccolo, il panino perfetto. Che non è il migliore sandwich di sempre, probabilmente avrà anche un gusto discutibile… ma seduti sulla roccia rossa rovente, con i piedi all’aria e lo sguardo che può solo cercare l’infinito, è il panino più buono della storia.

Incrociamo un ranger che, oltre a farci la solita ramanzina perché eravamo fuori dai finestrini a fare le foto (cosa che assolutamente doveva essere fatta), ci indica la strada da seguire per arrivare a Moab, non tornando per forza sui nostri passi.

Una delle regole del BigTour è non tornare indietro. Per cui scegliamo di proseguire.

La scelta più bella in assoluto.

Guidiamo per due ore su sterrato, riscendendo il canyon, guadando fiumi in secca, arrampicandoci su salite impossibili.

Ascoltiamo Trevor Jones, Hans Zimmer, Michael Giacchino e tutte le colonne sonore più epiche possibili.

Scarichiamo le schedine a forza di fotografare ogni singolo centimetro di quel paesaggio surreale. Piangiamo più volte, nascondendo le lacrime sotto gli occhiali da sole.

Siamo noi, da soli, che guidiamo su Marte.

L’esperienza più mistica della vita.

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