Ci svegliamo dopo una notte importante. Ieri abbiamo aperto il messaggio del bigtour 27, ci siamo ispirati dalle loro parole attorno al fuoco.
Ora siamo carichi per affrontare l’ultima grande sfida di questo viaggio. Avendo scelto di passare due notti a Las Vegas, non avevamo altra scelta che comprimere l’arrivo a San Francisco in un’unica giornata.
Così, piacevolmente, oggi dovremo attraversare l’intera California per lungo. Più di 700 chilometri di volata. L’albergo a San Francisco ci aspetta. Non possiamo perdere questa notte.

Così ci svegliamo di buon ora come al solito e, concentrati come delle faine del deserto, cominciamo la traversata. Super organizzati: un cambio guidatore ogni due ore, due pause benzina, una pausa pranzo ed eventualmente una pausa pipì da giocarci durante tutta la giornata.

Lasciamo il deserto giallo e arido per addentrarci nelle verdi praterie della California. La temperatura finalmente si alza, ma piove. Meglio, possiamo solo che viaggiare.

Per passare il tempo ci inventiamo pure il classico carpool karaoke.

È tutta autostrada, si. Ma provateci voi a fare centinaia di chilometri in cordata con 10 macchine e il traffico della california che ha solo voglia di tornare a casa dopo il lavoro.

Arriviamo alle porte di San Francisco verso le sette di sera, ma prima classico saluto a sorpresa alle porte di Pixar.
Cominciamo a renderci conto che San Francisco non è solamente la meta finale di questo viaggio, il punto B tanto decantato assolutamente da raggiungere. È qualcosa che ci siamo guadagnati, dopo cinquemila chilometri macinati in soli dieci giorni. È la ricompensa di tante fatiche, di attese, di incomprensioni, di pazienza… Una città guadagnata dopo miglia di nulla, neve, sabbia, sale.

Entriamo trionfalmente a San Francisco dal Bay Bridge. Prendiamo le stanze in centro e subito cerchiamo da mangiare. Non poteva finire meglio questa giornata che con un hamburger in un posticino estremamente hipster vicino all’hotel.

Il giorno dopo un gruppo di noi ha prenotato una visita alla prigione di Alcatraz. Il restante si gode sotto una pioggia incessante la vista del Golden Gate con tanto di leoni marini, l’ottima zuppa di granchio in ciotola di pane al Fisherman’s Warf e naturalmente il tributo al maestro Yoda in Lucasfilm, dove scambiamo due chiacchiere con Davide del Master 20, reduce dal lavoro sugli effetti visivi di Bumblebee.

Pomeriggio di shopping e giri per la città. Cerchiamo di farci ispirare da ogni millimetro, ogni angolo e ogni spiraglio di questa metropoli così
diversa da qualsiasi cosa abbiamo trovato finora.

In serata ci raggiungono due conoscenze d’elite, Luca Prasso di Google e Guido Quaroni di Pixar, con cui abbiamo modo di chiacchierare un pò sull’olimpo della computer grafica e cosa succederà nel prossimo futuro.
Dopo un americanissimo sushi, ci addormentiamo per l’ultima notte americana.

Passiamo la mattina dell’ultimo giorno gironzolando per la città. Ultimissimi acquisti da fare, per poi ritrovarsi alle tre del pomeriggio in albergo.
Facciamo benzina, togliamo gli adesivi e via per l’aeroporto.
C’è silenzio nell’aria, un silenzio che non abbiamo mai sentito in questi giorni. Un silenzio interrotto solo dall’ultimo check radio, che a molti di noi ha fatto scendere qualche lacrima.

Ecco che ripartiamo, per tornare dall’altra parte del mondo. Siamo tristi, provati da un viaggio che ci ha segnati nel profondo e che non vorremmo non finisse mai.
Ma siamo anche consapevoli di cosa siamo riusciti a fare, delle immagini che porteremo negli occhi e nel cuore per sempre.
Consapevoli di aver promesso davanti all’infinito che, prima o poi, torneremo.

È ora di rimboccarci le maniche. C’è un nuovo cammino da percorrere, e comincia con una tesi.

Ci siamo uniti dall’altra parte del mondo.
Ci siamo persi dall’altra parte del mondo.

Perchè a volte, per trovare la propria strada, bisogna prima perdersi.