Las Vegas è un posto che va visto almeno una volta, due giorni sono il minimo per poter capire almeno in che parte del mondo siamo.
Un posto pieno di luci, eccessi, ma anche ordine e rigore assoluto mirato ad una cosa sola: fare soldi. Sempre.
Passiamo due notti senza farci mancare niente, e questa mattina partiamo presto, abbiamo “solo” 4 ore di macchina per arrivare a Lone Pine.
Quindi le regole sono semplici:
1. partiamo.
2. ci fermiamo a fare benzina nessuno scenda dalla macchina.
3. ci fermiamo a mangiare velocissimi ad un fast food.
4. viaggiamo, arriviamo.

facilissimo.
Quindi saliamo in macchina, e già dentro il parcheggio ci perdiamo.
Aspettiamo una macchina per poterci mettere in fila, dopo qualche minuto arriva…ok partiamo.
Arriviamo alla sbarra del cancello, usciamo…Persi, siamo solo 6 invece di 10.
Nessun problema, aspettiamo. No non si puo’ i tassisti devono uscire…ok giriamo al primo semaforo a destra (a 10 metri dalla sbarra), perse altre 2 macchine ferme al semaforo.
Allora andiamo piano nel rettilineo cosi ci ricompattiamo, la 10 arriva dopo qualche minuto.
Ok, piccolo inconveniente, ma ci siamo…adesso partiamo.
Arriviamo precisissimi al benzinaio. facile.
Raccogliamo i soldi in macchina, scendono solo i piloti, un altro inizia a fare benzina.
…però qualcuno deve andare in bagno, qualcuno esce con delle patatine, qualcuno esce e basta.
Inutile dire che le 4 ore diventano tantissime…ma in qualche modo riusciamo ad entrare nella death valley.
E ci troviamo davanti questo paesaggio, fino al tramonto.

tuttavia il compito di oggi non è tanto viaggiare, quanto andare in queste coordinate 36°36’8″N – 118°7’44” W.
Li ci aspetta un messaggio scritto a mano per noi, scritto nel passato, dedicato al futuro.
Arriviamo a LonePine a notte inoltrata, andiamo a cena, alle 22 iniziamo la nostra ricerca nel niente.
Usciamo dalla strada principale, imbocchiamo una sterrata, la sbagliamo e ci troviamo davanti montagne.
Torniamo indietro e riproviamo, al completo buio, poche stelle, ci sono le nuvole…è proprio buio.
Dopo una mezz’ora però riusciamo a trovare il punto esatto delle coordinate.
Accendiamo un fuoco mentre qualcuno di noi va a recuperare il messaggio.
è dentro una bottiglia di frappuccino.
C’è una lettera, una collanina ed una foto polaroid.
Leggiamo intorno al fuoco il messaggio…e come ci hanno insegnato gli indiani, poi bruciamo subito la lettera: Le parole devono restare nel cuore, non in un foglio.
E cosi fanno.
Quel messaggio, ogni parola, arrivano direttamente nel punto più profondo del nostro cuore.
Le parole, una alla volta, rimbombano in mezzo al buio di quelle montagne, entrandoci direttamente con una forza pazzesca, dentro il petto.
una alla volta.
Come se ci fossero urlate addosso.
Sono scritte per noi, da altri come noi, che un giorno, sono venuti proprio qui per dirci quello che hanno imparato. Per augurarci il meglio con parole che sono incredibilmente adatte a noi.
A NOI.
Già, perchè ora siamo NOI, non più “IO”, “TU”, “LUI” o “LORO”.
Ora, in mezzo al nulla, ci rendiamo conto che senza accorgercene, siamo già NOI.

é il nostro turno di scrivere il messaggio, lo rimettiamo dentro la bottiglia, lo nascondiamo in altre coordinate, aspetterà 6 mesi, e sarà per i prossimi NOI che arriveranno qui dopo il loro incredibile viaggio alla scoperta di loro stessi.

Noi tra 6 mesi saremo in chissaà quale parte del mondo, in chissà quale casa di produzione o lavoro, ma quel giorno, li aspetteremo qui davanti al fuoco, come questa sera.

E saremo felici di potergli dire che quello che conta è il viaggio. E che senza accorgersene, anche loro, quel giorno, diventeranno noi.