Per due giorni il primo volo è alle 2 di pomeriggio, cosi decidiamo di fare un giro per i dintorni, e scopriamo cose davvero pazzesche.
Prima di tutto c’è un grandissimo ordine, almeno per le strade. Nessuna carta a terra, tutti i giardini ben curati..ovunque, poi basta girare un angolo o guardare dentro un negozio od una casa e regna spesso il caos. Mille mila cose accatastate insieme, viene sfruttato ogni millimetro disponibile.
Arriviamo ad un lago poco distante dall’albergo, e tutto cambia nuovamente, c’è un sacco di gente, tutti intenti a fare sport, camminare, suonare, allenarsi con la spada, ballare in gruppo…il tutto in un panorama mozzafiato, qui tutta la città è immersa in mezzo a stranissime collinette piccole e molto alte, e ce ne sono tantissime.

Torniamo all’albergo giusto in tempo per il briefing piloti, “il boss”, cosi si chiama il responsabile dell’airshow, ci spiega i tempi in cui bisogna volare, le quote minime, le procedure di emergenza, le frequenze radio da usare e quelle sulle quali restare in ascolto.
Il boss è un tipo inglese, baffi bianchi, sempre sorridente, capelli bianchi e perfettamente pettinati, un vero inglese.
Passa ogni mattina a salutare ogni singolo team, entra per ultimo nel pullman che ci porta in aeroporto e ogni sera a cena si siete ancora al tavolo con ogni team per chiedere come è andata la giornata, fare due chiacchiere e augurarci un buon riposo.
Lui è lo stesso che parla in torre, che autorizza i decolli, gli atterraggi, ogni movimento nell’aeroporto.
Quindi ogni volta che sentiamo quella voce gracchiare nella radio, ci vengono in mente i suoi baffi bianchi perfetti e quel modo gentile di preoccuparsi se ogni dettaglio di ogni team è a posto.

Nella nostra display “spariamo” delle flare, sono una specie di fuoco d’artificio, e vanno preparate poco prima del volo, per evitare che esplodano dove non devono…cosi ci mettiamo sul tavolo tipo catena di montaggio e una ad una prepariamo le 6 flare che servono ad ogni aereo per fare il suo spettacolo.
Sembriamo davvero una fabbrica di fuochi d’artificio locale, ormai stiamo diventando dei cinesi.

Il pomeriggio abbiamo il primo volo di apertura, il tempo non è sempre clemente, piove tutto intorno all’aeroporto con un sacco di temporali molto forti, e ogni tanto uno di questi prende in pieno la pista, cosi si ferma tutto, e aspettiamo che passi per poter decollare.
Alle 14.00 circa tocca a noi.
Decolliamo davanti agli occhi di un sacco di persone, facciamo la nostra display e quando atterriamo in tanti ci salutano e ci chiedono delle foto insieme, e parlando un misto di gesti e inglese, scopriamo che le foto ce le chiedono perchè non ci sono molti europei in queste zone, non è proprio una meta turistica conosciuta quest’area della Cina, e molte persone non hanno mai visto dei lineamenti come i nostri.
Ci viene da sorridere e non credergli, fino a quando non arriva un tipo, che ci vuole far fare una foto con sua nonna, che non ha davvero mai visto uno straniero, continuava a fissarci…e dopo la foto, per ringraziarci, ci ha dato un “soldo” ad ognuno di noi, dicendo “non consideratela come una moneta, questo è un souvenir, per ricordarvi di questo posto”.

La nostra ultima display è la sera, un attimo prima del buio.
Volare con questa luce, immersi in mezzo ai temporali, a queste colline, con questi paesi illuminati di luci che sembrano surreali, affiancati da paesini fatti di ammassi di case, è come volare in un quadro.
Non si può non restare affascinati da tanta bellezza.
Saliamo in verticale e spariamo le nostre flare proprio sulla pista, illuminiamo a giorno tutto per pochi secondi, poi ancora buio e solo la striscia illuminata della pista per portarci nuovamente con i piedi per terra.
Meraviglioso non rende nemmeno un briciolo di quello che si prova guardando questi spazi da un punto di vista cosi privilegiato come quello dei piloti.
Tutti dovrebbero vedere e sapere che esiste tanta bellezza.