Quando esci dall’albergo per gironzolare per Anshun, devi prepararti mentalmente ad essere visto come un alieno.

Anshun è una città a sud ovest di Guiyang, nel sud ovest della Cina.
E appunto perché è a sud ovest, è lontana almeno mille chilometri da qualsiasi punto turistico del continente cinese.
Quindi, se cammini per le strade di Anshun, non ti spaventare se chiunque incroci per strada ti fissa. Perché molto probabilmente il 99,9% dei cittadini di questo paesello di 3 milioni di anime non ha mai visto un “non cinese” in vita sua.

La Cina non è un paese facile, al contrario nel nostro immaginario comune si confonde molto spesso col Giappone o con la Korea. Eppure tra loro c’è un divario immenso di lingua, cultura e, purtroppo, cibo.
Un detto cinese sulla cultura del corpo come un tempio dice: “nascondi la carne tra le verdure”. E te ne rendi conto subito dalle centinaia di bancarelle di verdure, frutta e ancora verdure.
Camminando per le strade di Anshun, non puoi fare a meno di buttare l’occhio a destra e sinistra. Un negozio su due è un ristorantino che serve noodles o verdure grigliate con le più varie spezie. Ai cinesi gli basta veramente poco. Qualche sedia, due tavolini da campeggio, un wok su di un fornelletto e cominciano a cucinare le peggio cose, facendo arrivare folate di cipolla e odori indefiniti fino in strada.
Tra un ristorante e un altro, quindi, i loculi più vari e strani: parrucchieri, massaggi e pedicure, cliniche indefinite, negozietti strapieni di oggettini “cinesi”.

Quando cammini per le strade di Anshun preparati psicologicamente, perché incrocerai un numero incredibile di persone che tira su il muco dal naso (con fiero e notevole rumore) e sputa il prodotto di questo bel processo a terra. Fa veramente schifo per chi non c’è abituato. Ma, al contrario, le strade e i marciapiedi sono pulitissimi: non c’è una cartina, un mozzicone di sigaretta, niente. Anzi, ogni tanto ti capita di incrociare qualche spazzino in mezzo alla strada che pulisce con uno scopertone vecchio di almeno settant’anni.

Anshun vive così, di questa eterna contraddizione. Trovi negozi con le ultimissime tecnologie (tanti) accanto a palazzine in degrado, viette poco raccomandabili, disordine.
La sensazione è come se Anshun fosse una città post-apocalittica e i suoi abitanti la vivono senza preoccuparsi di ricostruirla.
Anche se poi, giri l’angolo e ti imbatti in un cantiere.
Ci sono cantieri ovunque, palazzi enormi in costruzione, centinaia di operai a destra e a sinistra.
Guardando il tutto da fuori è ancora più lampante la corsa verso il “verticale”. Palazzi altissimi, pieni di appartamenti come alveari, render di quartieri scintillanti e ultra moderni e poi dietro il degrado più degrado.
In un momento di positività pensi che quasi vogliano costruire in verticale, per non farlo in orizzontale e intaccare ancora di più la rigogliosa natura che li circonda.

Superato qualche ponte sulla strada, attraversato qualche via senza strisce pedonali (ah si, non ci sono. Vai e preghi che non ti mettano sotto), ti imbatti in un lago. L’acqua è verde, per niente invitante, eppure si vedono persone nuotarci dentro e anziani pescare.

Attorno al lago passa un pontile di legno che porta ad una sorta di giardino pubblico, con grosse pedane in cemento dove vedi gente fare le cose più disparate, dal tai chi, ai balli di gruppo per signore che vogliono tenersi in forma, a giovani che studiano, a gruppi di amici con qualche strumento che improvvisa canzoni popolari cinesi.

Se hai fortuna, puoi trovare delle simpatiche signore che sventolano striscioni colorati con la testa di drago.
Una cretinata, ma ipnotica.

Attorno al lago un sacco di montagnette. Tutta la zona di Guizhou è piena di queste colline coniche. È un paesaggio incantevole, immerso nel verde.
Sopra una di queste collinette finalmente puoi vedere un tempio, e subito capisci finalmente che la Cina vista nei film, nelle fotografie, da qualche parte veramente esiste.

L’ascesa al tempio, da tradizione è una scalinata infinita, ovviamente con i passetti più piccoli perché i cinesi sono tutti piccoli.
Unisci ai passetti da umpalumpa il caldo umido e il fatto che sei a 1400 metri sul livello del mare, ad arrivare su ti fai una sudata da record.
Il tempio in sè non è fantastico, disabitato e ridotto malaccio dentro, peccato.
Ma la vista attorno è veramente impressionante: colline su colline che di perdono fino all’orizzonte. E tra queste colline, palazzi e cantieri.

Proprio lì sopra a quel cucuzzolo, guardando il paesaggio da un tempio che speri in fondo abbia avuto una storia di monaci e guerrieri shaolin, ti viene da pensare alla tua visione della Cina, dagli occhi di Anshun.
Un paese che accoglie tante, troppe persone, che si adattano ad una situazione urbana vecchia, decadente e disordinata, ma con uno sguardo fiducioso al futuro, all’architettura che punta al cielo.
Un popolo fatto di cianfrusaglie, pannelli led, cartelli con personaggini disegnati e carretti con il cibo di strada.
Una nazione che per cultura mantiene la semplicità, l’adattarsi, il mantenere tradizioni e usanze antiche, in un movimento di trasformazione verso un futuro che corre sempre troppo forte.

PS. Ogni provincia ha il suo doulì, il cappello conico usato dai coltivatori di riso. Se ne trovate uno, compratelo!