Siamo partiti “presto”, e siamo arrivati a Bryce, un posto che assomiglia molto a Marte.
I sassi improvvisamente diventano tutti arancioni, le montagne sembrano essere uguali a quelle che si facevano da piccoli sulla spiaggia colando la sabbia bagnata.
Il paesaggio diventa davvero incredibile nel giro di pochi metri.
Iniziamo a scendere a piedi dentro il canyon e bisogna vederlo di persona per capire l’immensità.
Oggi è veramente caldo, e camminare è un po’ impegnativo, ma quando arriviamo in fondo al canyon, a 1.6 miglia dall’arrivo dall’altra parte, incontriamo un ranger che ci dice “ragazzi sta arrivando un temporale, per la vostra sicurezza è meglio andare via e chiudersi in macchina”
“In che senso ?”
“se state sotto gli alberi c’è un altissimo rischio che veniate colpiti da un fulmine, se vi riparate sotto le rocce è possibile che l’acqua vi trascini via, vi consiglio di andare su e cercare uyn riparo in macchina lontano dagli alberi”
….”ah…e stiamo cercando anche un orso che non troviamo”.
è stata abbastanza convincente…quindi torniamo su, non proprio “immediatamente” perché il temporale ancora non è arrivato il cielo è ancora aperto e sono un miliardo di gradi.
La pioggia arriva quando stiamo mangiando, al sicuro con un panino in bocca.
Oltre a vedere tonnellate di acqua arrivare come se niente fosse, vediamo anche un principio di tromba d’aria a qualche km da noi, il ranger aveva decisamente ragione.
Conosciamo anche un altro cane anti esplosivo, bellissimo, dolcissimo, ma iniziamo un po’ a farci qualche domanda: ogni giorno intorno a noi c’è in qualche modo un cane anti qualcosa.

sarà un caso.

La notte arriviamo a Moab, un paesino di poche anime e miliardi di turisti.
Andiamo a letto presto, oggi siamo tutti un po’ stanchi, ricarichiamo le pile.