Viaggiamo per altre 500 miglia, arriviamo a Salt Lake verso l’ora di pranzo, giusti giusti per un sanissimo hamburger.
Cambiamo una macchina all’autonoleggio dell’aeroporto giusto per rifarci dare un SUV di dimensioni epiche, ci perdiamo un po’ come al solito, e poi ripartiamo subito alla volta di Bonneville.
Imbocchiamo la prima strada sterrata verso il nulla assoluto e ci meravigliamo subito di cosa vuol dire “grande”, perchè avere l’orizzonte completamente libero da ogni tipo di forma umana non è una cosa che capita tutti i giorni…facciamo qualche centinaio di metri…e dopo poco squarciamo una gomma.
Crediamo un sasso appuntito o qualcosa del genere ha letteralmente squarciato la gomma…abbiamo sentito un’esplosione, e poi a terra tutta la macchina.
Cambiamo la ruota, siamo bravissimi a farlo nemmeno fossimo il team ferrari di formula 1.
Solo che una cosa cosi mai successa prima, decidiamo che ai segni bisogna dare ascolto, e che, qualche volta, è più saggio rinunciare piuttosto che accanirsi sulle cose.
questo è quello che impariamo nella prima tratta di deserto.
Cosi cambiamo subito strada, arriviamo a Bonneville verso le 18, e se prima abbiamo capito cosa voleva dire “grande”, ora la parola “grande” proprio non basta più…ora serve “vasto”.
E lo capiamo bene, viaggiamo con le macchine fino a oltre i 200 km/h, facciamo drift, sgommate, ogni cosa possibile fino a stancarci.
Poi ci fermiamo, e ci accorgiamo che il silenzio fa rumore.
Tanto rumore.
Che quando fuori non c’è alcun tipo di rumore, al contrario, ci si accorge che dentro c’è una tempesta.
Che fa quasi male alle orecchie, è come si tutto si fermasse, i pensieri vanno velocissimi: a casa, alle cose importanti, agli amici, alla famiglia, a chi si ama.
La prima cosa che si pensa: “vorrei che fossi qui a vedere tutto questo”.
Qualcuno ha pianto, qualcuno si è sdraito a terra cercando più contatto possibile con quel posto incredibile.
Tutti alla fine abbiamo girato le macchine verso il tramonto, ci siamo sdraiati sul tetto, sul cofano, davanti alle macchine, ed insieme abbiamo aspettato che il sole andasse giù, in un surreale silenzio rotto solo dal nostro applauso quando l’ultimo spicchio di sole è sceso dietro le montagne.
Risaliamo in macchina e ci accorgiamo che un’altra delle ruote è bucata.
Cosi rientriamo a Wendover con le macchine che assomigliano più ad un branzino al sale piuttosto che ad un suv.
La notte un gruppo torna nel lago salato a vedere le stelle, perchè in un posto cosi, le stelle sono davvero immense.
Domani mattina cambieremo un’altra ruota, laveremo dal sale ogni macchina e ripartiremo per un’altra giornata di viaggio alla ricerca di posti meravigliosi.

Oggi abbiamo sentito quanto rumore fa il silenzio, e capito cosa vuol dire la parola “vasto”.

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