La Death Valley è un posto sconfinato, non c’è traccia di anima viva per miglia e miglia.
Ci arriviamo nel primo pomeriggio, a un paio di ore dal tramonto.
La Death Valley va conquistata, cosi arriviamo a Zabrisky point, lasciamo le macchine, e affrontiamo un percorso di un’ora e mezza nel niente, passando tra gole di canyon e salti di un paio di metri che vanno affrontati con l’aiuto dei tuoi compagni, non lo puoi fare da solo, è troppo alto, ma in due, in tre, in venti, tutto diventa più facile.
Qualcuno ti aiuta a cercare il punto dove mettere il piede, altri si passano il tuo zaino per evitare di fare la scalata con quello sulle spalle, altri ti danno fiducia… alla fine, insieme, fidandoti, fai quel salto di qualche metro.
E solo quando sei in fondo, e ti giri e lo riguardi, scopri che non è poi cosi tremendo, che le cose migliori sono proprio state messe appena al di là delle tue paure.
Una volta scesi il cammino però ci riserva altre sorprese, prima fra tutte il silenzio assordante.
proviamo a fermarci, stare in silenzio ad occhi chiusi, uno davanti all’altro.
è un silenzio mai sentito, nessun rumore di foglie, di vento, di niente. silenzio puro.
Poi arriva la notte.
Il buio.
Camminare nel niente, al buio più totale, fidandoti solo degli altri e di chi ti sta davanti è un’altra sensazione nuova per molti.
Ma il premio, alla fine della camminata, è una stellata mozzafiato, una via lattea vista solo nei film di fantascienza.
Restiamo al buio, in mezzo alla valle della morte per ore.
Facciamo foto, sogniamo, facciamo promesse in silenzio a noi stessi.
Poi partiamo alla volta di LonePine…altre 2 ore di macchina.
Sono molto faticose, oggi abbiamo fatto più di 700 km, non sono pochi. Ci siamo cambiati alla guida, ci siamo tenuti svegli alle radio…siamo stati bravi, ora cominciamo a capire cosa vuol dire fidarsi degli altri e fare in modo che gli altri si fidino di te.